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La metafora del girasole – Quando l’amore diventa una trappola

2020-11-23 09:57

Dott.ssa Falce Rosita

Psicologia, Chieti, psicologia, dipendenza affettiva, amore, partner, relazione, Altro,

La metafora del girasole – Quando l’amore diventa una trappola

Articolo a cura della Dott.ssa Rosita Falce, Laureta in Psicologia Clinica e della Salute

“E come un girasole, giro intorno a te!” sono le parole di una canzone italiana che risuonano nella mente come un motivetto piacevole e gioioso, calzante a pennello per chi voglia fare una dedica amorosa al proprio partner!
Quale immagine migliore, se non quella di un girasole, per descrivere il legame che unisce una persona all’Altro? Il fiore del girasole infatti è noto comunemente come il  fiore del sole vista la sua consuetudine giornaliera a “svegliarsi” ai primi raggi di sole e ad “addormentarsi” al tramonto, dopo averlo inseguito per tutto il tempo, senza lasciarlo mai, neanche per un istante.

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Nelle relazioni amorose, soprattutto nei primi momenti che definiscono lo stadio dell’innamoramento, è come se i partner tendessero a vivere la loro storia distanziati da tutto ciò che li circonda, quasi come se tutto il resto diventasse sfocato e i riflettori puntassero solo su di loro. Condivisione di attimi della quotidianità, di interessi, di avventure, di momenti belli o brutti. Il partner diventa un punto di riferimento importante su cui poter sempre contare, senza alcun dubbio, in qualsiasi momento. Nonostante ciò, non ci si dimentica della propria persona con la sua individualità, i suoi bisogni, i suoi spazi, e della realtà circostante, gli amici, la famiglia, il lavoro, le passioni. La relazione si apre continuamente all’esterno, che viene accolto nello spazio fisico e mentale della coppia, riservando tuttavia sempre uno spazio all’intimità di quest’ultima. 

Tuttavia non sempre è così...

 

“… una ninfa di nome Clizia, innamoratasi perdutamente del dio Apollo, non faceva altro che ricercare il suo calore, rincorrendolo ovunque, come se tutto il resto non esistesse…”

 

Nelle relazioni di coppia infatti è possibile che accada ciò che è accaduto alla povera ninfa: cadere nella trappola dell’amore patologico, dipendente, malato.
In ambito psicologico infatti si parla di Dipendenza affettiva. Galimberti parla di “una modalità relazionale in cui un soggetto si rivolge continuamente agli altri per essere aiutato, guidato, sostenuto”, motivo per cui alla base della  persona dipendente affettivamente da un altro vi è bassa autostima e necessità di approvazione da parte dell’altro da cui si cercano continue conferme su di sé.

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Pur non essendo riconosciuta ufficialmente dal DSM-5 come un vero e proprio disturbo, la dipendenza affettiva si manifesta attraverso quelle caratteristiche proprie dei disturbi comportamentali (interesse eccessivo per l’altro, rinuncia ai propri interessi, senso di mancanza di controllo, ansia da abbandono, vissuti depressivi...), per cui la relazione con il proprio partner è ricercata ossessivamente come fonte vitale di sopravvivenza, necessaria e imprescindibile.

L’Altro diventa il centro della propria esistenza, senza di lui non si può vivere. L’estrema importanza data al proprio partner porta la persona dipendente a sacrificare tutto di sé, interessi, passioni, relazioni sociali, al fine di dedicare il proprio tempo e le proprie energie a compiacere e rendere felice l’Altro. La paura dell’abbandono fa scaturire nel partner sofferente un atteggiamento accudente, attento e sorvegliante l’altro, alimentando nella sua mente continui pensieri intrusivi e ossessivi sul partner e sulla relazione, rendendo invivibile la vita di coppia. La relazione a questo punto è da considerarsi tossica.
 

 

“… trascorso del tempo, Clizia si rese conto che il dio Apollo non l’aveva mai vista, e nemmeno mai amata. A quel punto si trasformò piano piano in un girasole, decidendo di mettere radici e ponendo fine all’inseguimento di un amore impossibile e non corrisposto.”

 

Accecata dalla luce di Apollo, Clizia non si rendeva conto che stava sacrificando la sua vita per qualcosa che non poteva essere mai raggiunto, allo stesso modo è necessario che chi vive una relazione amorosa tossica si renda conto, con il giusto aiuto e supporto da parte di professionisti, che annullarsi completamente pensando di essere gli unici protagonisti della vita dell’altro è sbagliato e soprattutto dannoso per la propria salute mentale e fisica.
Nel relazionarsi con l’altro è importante cercare di mantenere salde le proprie radici, quindi la propria identità personale e sociale, il proprio modo di essere e le proprie abitudini, evitando di auto-sabotare il proprio io e quello dell’altro e di cadere in una trappola da cui è difficile vedere cosa accade al di fuori.
Se è vero che le motivazioni che stanno alla base di una relazione di dipendenza affettiva sono ipoteticamente attribuibili a caratteristiche e vissuti della persona coinvolta, è importante lavorare su se stessi all’interno di un percorso di psicoterapia, in modo tale da poter rafforzare le proprie radici e non lasciarsi scottare dal calore di un sole troppo cocente (il bisogno del partner), imparando a rispettare i propri confini e quelli dell’Altro!

 

 

Approfondimenti:

“La Dipendenza Affettiva: come leggerla per lo Psicologo, come uscirne fuori per lo Psicoterapeuta.” (http://www.psicoumanitas.com)

 

Dott.ssa Rosita Falce,
laureata in Psicologia clinica e della salute
e-mail: rositafalce@gmail.com

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