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Giardino Alzheimer - Ortoterapia

2020-11-26 10:28

La Cura del Tempo

Psicologia, La cura del tempo, Chieti, psicologia, Giardino, Ortoterapia, terapie non farmacologiche,

Giardino Alzheimer - Ortoterapia

Articolo a cura della Dott.ssa Martina Lillo, Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche

L’ortoterapia (ossia il prendersi cura delle piante, gestendone la crescita fino ad arrivare alla raccolta dei frutti) è un intervento rivolto a pazienti affetti da Alzheimer. Mira al mantenimento dell’autonomia stimolando l’attività cognitiva, in particolar modo: l’attenzione e la capacità di pianificare le azioni. Seminare, potare, annaffiare, raccogliere i frutti, sono tutte azioni che favoriscono il movimento coordinato e aiutano a sollecitare la sfera psichica del soggetto. Questa terapia non farmacologica, che ha come scopi: il rallentamento del declino delle capacità funzionali; la stimolazionedi quelle residue; la sollecitazione della memoria remota delle loro attività o storie precedenti (relative al giardinaggio, orti, alimentazione, cucina, ecc...); e, infine, la compensazionedei deficit cognitivi e funzionali causati dalla patologia.

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Il “Giardino Alzheimer” è un progetto terapeutico che nasce grazie all’ortoterapia. È particolarmente indicato ai soggetti nella fase d’esordio della malattia di Alzheimer o che presentano turbe del comportamento, quali: ansia, apatia, aggressività fisica e/o verbale, labilità emotiva. L’obiettivo primario della terapia consiste nel ridurre i suddetti disturbi, stimolando l’esternazione delle emozioni e incoraggia l’instaurarsi di relazioni interpersonali attraverso la riappropriazione di un ruolo all’interno del gruppo di lavoro che comporta, anche, un accrescimento della propria stima e dignità personale. 

 

​Per quanto riguarda il setting, dovrà costituire un ambiente stimolante che garantisce protezione, mostrando caratteristiche come:

 

  • Sicurezza, poiché le alterazioni cognitive portano la persona affetta da demenza a esporsi a situazioni di rischio molto facilmente;

 

  • Facilità di accesso e mobilità, poiché l’anziano deve sentirsi libero di muoversi e di padroneggiare l'ambiente circostante;

 

  • Funzionalità, poiché una persona affetta da demenza tende a non attribuire allo spazio il suo reale significato,perciò è necessario un ambiente che di per sé possa suggerire la sua funzione;

 

  • Confortevole, l’ambiente non dovrà costituire pericolo con la presenza di barrierearchitettoniche, cioè non deve essere presente nessun tipo di vincolo.

Nel gruppo saranno definiti i ruoli: chi si occuperà di piantare i semi; chi darà quotidianamente acqua alle piante; chi ne controllerà lo stato; chi si occuperà della potatura in modo da garantirne una corretta crescita sotto il punto di vista strutturale. Ovviamente, si lascerà scegliere, all’anziano affetto da Alzheimer, in completa autonomia, soprattutto la tipologia di piante che desidera coltivare che deve essere inerente alla stagione in cui ci si trova. Durante il laboratorio, non solo la persona crea l'oggetto della terapia, ma contemporaneamente, stimolerà le sue abilità motorie residue (attraverso la semina della pianta, ricoprendo con la terra il seme, o apponendobastoni di legno per sorreggerla). Si tratta di un intervento caratterizzato da una continua stimolazione cognitiva.

 

Si può fare riferimento al centro Alzheimer Kuzh-Héol, per citare un progetto di ortoterapia, immerso nel verde vicino al centro della città di Bourg-Blanc (Francia), che apporta scientificamente benefici. Infatti, è innegabile il potere terapeutico delle attività e degli scambi interpersonali all’interno di questa struttura. L’ortoterapia può favorire una stimolazione multisensoriale che può rallentare il decorso della malattia, poiché è bene ricordare che la malattia di Alzheimer rimane, pur sempre, neurodegenerativa. Il giardino così è visto come “un’ancora” di stabilità ed equilibrio nella vita dell’anziano, dove tutto inizia ad affievolirsi.

 

Dott.ssa Martina Lillo

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche

 

Per approfondimenti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/

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