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Il disturbo borderline di personalità

2020-12-14 11:27

La Cura del Tempo

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Il disturbo borderline di personalità

Articolo a cura della Dott.ssa Sofia Prosia, Laureata in Psicologia Cognitiva

"So cosa significa voler morire e che sorridere fa male. E che ci provi a inserirti ma non ci riesci. Che fai del male al tuo corpo per cercare di distruggere la cosa che hai dentro” (Ragazze Interrotte, 1999).

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Il disturbo borderline rientra all’interno di quelli che sono definiti disturbi di personalità, caratterizzato da instabilità nelle relazioni, nell’immagine di sé e dell’umore. Tratto fondamentale di questo disturbo è la marcata impulsività, che genera notevole sofferenza e comportamenti problematici.

Tra i disturbi di personalità possiamo dire che quello borderline è il più comune e viene diagnosticato prevalentemente negli individui di sesso femminile (75% circa).

Il disturbo si manifesta con una intensa instabilità emotiva, possono vivere momenti di tranquillità e rapidamente finire nella tristezza, nella rabbia o nel senso di colpa. Regolare i propri stati emotivi risulta essere per la persona molto difficoltoso. Sono spesso accompagnati da sentimenti di abbandono, con incapacità di stare soli e con reazioni alla separazione fortemente marcate. Le relazioni che intraprendono sono spesso turbolente, intense e caotiche portando spesso il partner ad abbandonarli e rimanendo quindi incastrati in un circolo vizioso di ricerca, abbandono e sofferenza.

Le persone con disturbo borderline manifestano ricorrenti atti di autolesionismo e tendenze suicidarie, sono comuni le interruzioni del percorso di vita (ritiro da scuola,licenziamento, divorzi). Tutto questo li porta a percepirsi come inadeguati e fragili.

Tra le cause, la letteratura, evidenzia la presenza di un ambiente invalidante e fattori genetico-temperamentali che predisporrebbero la persona alla disregolazione emotiva.

L’andamento più frequente prevede instabilità cronica nella prima età adulta con episodi anche gravi di discontrollo delle emozioni e degli impulsi e frequente uso di servizi sanitari e mentali. Il rischio di suicidio è maggiore negli anni giovanili e diminuisce con l’età. Solitamente intorno ai 40/50 anni gli individui con disturbo borderline raggiungono una maggiore stabilità nelle relazioni e nel lavoro e dopo 10 anni almeno la metà degli individui non mostra più pattern di comportamento che soddisfano i criteri di diagnosi del disturbo.

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Il trattamento più efficace per questo tipo di disturbo è la psicoterapia individuale, eventualmente affiancata dalla farmacoterapia.

Per concludere vorrei consigliarvi un film “Ragazze interrotte” di Mangold del 1999, questo film è una piccola finestra sul disturbo, visto attraverso gli occhi della protagonista che dopo aver tentato il suicidio viene consegnata a un ospedale psichiatrico. Nel film emerge al meglio, secondo me, il concorrere dei fattori biologici legati al temperamento insieme ai fattori sociali e all’ambiente nella determinazione del disturbo. Nelle parole di Susan la protagonista emerge tutto il disagio della problematica: “So cosa significa voler morire e che sorridere fa male. E che ci provi a inserirti ma non ci riesci. Che fai del male al tuo corpo per cercare di distruggere la cosa che hai dentro”.

 

Articolo a cura della Dott.ssa Sofia Prosia,

Laureata in Psicologia Cognitiva 

 

Per approfondimenti:

“Le attuali frontiere della psicologia clinica” Mario Fulcheri

Film Ragazze interrotte Mangold (1999)

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