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La paura di restare soli - Sul vero senso della noia

Psicologia,

La paura di restare soli - Sul vero senso della noia

Come ognuno di noi “racconta” la noia? Possiamo dire che ogni emozione ha un suo vissuto, un proprio percorso all’interno di ogni essere umano.

 La noia non è altro che il desiderio puro della felicità

non  soddisfatto dal piacere,

e non offeso apertamente dal dispiacere. 
Soltanto gli esseri intelligenti provano noia.
Giacomo Leopardi 

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Come ognuno di noi “racconta” la noia? Possiamo dire che ogni emozione ha un suo vissuto, un proprio percorso all’interno di ogni essere umano. 

E’ un’emozione che può essere accompagnata da numerose sensazioni; da quelle che possono definirsi come negative ovvero “senso di vuoto e inutilità”, a quelle positive come creatività e stimolo.

E’ quell’emozione libera di essere “sentita” in modo personale.

Voglio riportare le parole di Alberto Moravia nel suo romanzo “La Noia” nel descrivere cosa rappresentasse per lui (e per il protagonista del romanzo, Dino): «Per molti la noia è il contrario del divertimento; e divertimento è distrazione, dimenticanza. Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà»

 

Ma che cos’è la noia in psicologia? E’ un’emozione caratterizzata da un senso di vuoto e inutilità; uno stato psicologico ed esistenziale di insoddisfazione, temporanea o duratura, nata dall’assenza di azione o dall’essere impegnato in un’attività sostenuta da stimoli che si percepiscono come monotoni.

 

Perché la noia si presenta? Come la si combatte? Che cosa si può fare per non sentirsi così?

 

Quante volte ci siamo posti queste domande senza trovarne una risposta che potesse soddisfarci. In molte situazioni di vita quotidiana ci imbattiamo, anzi più propriamente senza rendercene conto ci troviamo immersi in questa emozione, stato d’animo, sensazione interiore che ci conduce a diverse domande e modi di vivere; poiché possiamo dire che è una realtà molto soggettiva. Un’emozione che ogni personalità sperimenta a modo suo, un qualcosa di automatico e non programmato nel proprio interno. La noia, in realtà, non deve essere per forza negativa, per quanto può dare fastidio essere annoiati, ma può essere vista come un segnale in cui essendosi bloccati in un’attività noiosa si ha bisogno di nuovi obiettivi in modo da poter affrontare ciò che viene dopo con maggior coinvolgimento ed entusiasmo. Una situazione in cui ognuno di noi mette in atto un atteggiamento diverso, dipendente da cosa scaturisce quell’emozione in quel particolare momento; dal luogo e tempo in cui si verifica; dalla presenza o no dell’altro. D’altronde più si è allenati a tenere attiva la mente riempiendola di desideri, di idee, di interessi e maggiori sono le possibilità di essere propensi alla voglia di vivere e di realizzarsi continuamente. E’ proprio per combatterla che l’uomo ha preso a fantasticare, a lasciare libero corso ai pensieri, alle immaginazioni e ad inventare.

 

E’ bene non confonderla con la depressione; il depresso è immobilizzato dalla convinzione che non ci sia nulla da fare a questo mondo invece “l’annoiato” ha sempre “un’altra opportunità”.

Ma possiamo chiederci: chi si annoia di più… un bambino o un adulto? Ci si può annoiare a tutte le età; in modi diversi e per motivi diversi. I bambini ed i ragazzi possono annoiarsi per mancanza di stimoli, di spinte; e poi c’è l’adulto, il quale avendo già vissuto una diversità di esperienze qualsiasi cosa si manifesti può sembrare un ripetersi.

In che modo è possibile tenere a distanza la noia:


Bambini e ragazzi: un gioco, una passeggiata, uno sport, leggere un libro, scrivere. 

 

Adulto: eventi di gruppo, compagnia di un bambino, realizzare un sogno, arricchire le proprie conoscenze. 


Poiché ciò che ad oggi ha portato le persone a provare la paura di restare soli è proprio questa sensazione. La vita è movimento, quindi bisogna tenersi impegnati con il corpo ma soprattutto con la mente; la società di oggi non sempre permette ciò perché, soprattutto i giovani hanno imparato a nascondersi dietro ad una maschera non riuscendo molto spesso a parlare con chiunque.

 

Invece di vivere molto spesso ci si lascia vivere.                                           

 

Ma qual è il ruolo dello psicologo?  

 

“In un trattenimento, chi si vuol divertire, propongasi di passare il tempo. Chi vi cerca e vi aspetta il divertimento, non vi trova che noia, e passa quel tempo assai male.” (Leopardi)

 

La cosa fondamentale secondo il mio pensiero è principalmente quella di imparare a stare bene con se stessi, ascoltarsi, saper esprimere i propri vissuti emotivi ed in seguito acquisire la capacità di saper stare anche con gli altri.

 

E’ solo così che possiamo essere in grado di sentire un emozione e chiederci “cosa provo?” “cosa si sta verificando?”.

 

Stessa cosa se pensiamo alla noia in Leopardi dove il punto principale su cui riflettere è “perché l’uomo è infelice?”; per spiegare questo si parte dall’amor proprio ovvero fa sì che l’uomo ami solo se stesso e questo porta l’uomo a desiderare il piacere; qui l’infelicità è attribuita alla ragione. Successivamente si passa ad una diversa condizione dove la causa è la natura e questo porta l’uomo a desiderare senza mai sentirsi appagato. Questa impossibilità porta ad un vuoto che si traduce in noia.    

Riporto un pensiero ripreso dal romanzo di Albero Moravia La noia che mette in relazione “la noia e il sé” per portare ognuno di noi a “fermarci a pensare”, bloccare il tempo lasciando scorrere i propri pensieri e riflettere.

 

“In realtà ciò che mi faceva soffrire non era tanto la noia quanto l’idea che io potessi o dovessi non annoiarmi. Cioè, appartenevo anche io a una famiglia molto nobile e molto antica che, in passato, non si era mai annoiata, ossia aveva sempre avuto rapporti diretti e concreti con la realtà. Io dovevo dimenticare questa famiglia; e accettare definitivamente la condizione in cui mi trovavo. Ma si poteva vivere nella noia, ossia vivere senza alcun rapporto con niente di reale, e non soffrirne? Qui stava tutto il problema”.

 

Per approfondire:


Alberto Moravia. La Noia. 1960. Bompiani.  


Thomas Mann. La montagna incantata. 1924


Zibaldone; diario intellettuale di Leopardi.


Caterina Criseo. La noia come angoscia dell’anima.