L’anziano, dimenticato nel tempo

Negli ultimi decenni si è assistito a numerose conquiste scientifiche e progressi della medicina che hanno contribuito ad allungare la durata media della vita umana. L’allungamento della durata media della vita, da un lato, e il calo a volte drammatico della natalità, dall’altro, hanno originato una transizione demografica senza precedenti, che vede letteralmente rovesciata la piramide dell’età quale essa si presentava non più di cinquant’anni fa: in crescita costante il numero degli anziani, in costante calo quello dei giovani. L’immagine che la società ha della terza età è caratterizzata da un progressivo declino in cui l’insufficienza umana e sociale è data per scontata. Tale stereotipo impedisce, però, di avere una visione diversificata dell’anziano, poiché gli anziani non sono un unico gruppo umano omogeneo, ma bensì persone con diversi modi e stili di vivere la propria vita.

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Anziano uomo di mare, Accarò

C’è una categoria di persone che, capaci di cogliere il significato che la propria età ha nell’arco dell’esistenza umana, la vivono non solo con serenità e dignità, ma come una stagione della vita che offre nuove opportunità di crescita e di impegno.

E c’è un’altra categoria – ai nostri giorni appunto molto numerosa, per la quale la vecchiaia è un trauma. Si tratta di persone che dinanzi al proprio invecchiamento assumono atteggiamenti che vanno dalla rassegnazione passiva alla ribellione e al rifiuto disperato. Persone che, chiudendosi in se stesse e ponendosi esse stesse ai margini della vita, innestano il processo del proprio degrado fisico e mentale.

La depressione è il disturbo psichiatrico più frequentemente riscontrato nell’anziano, superato dalle sindromi demenziali solo dopo i 75 anni dovuta a una ristrutturazione della visone della propria vita, indirizzata sempre più verso il sopraggiungere della morte. Nella terza età, l’anziano esegue una stima della propria vita, molte volte rimproverandosi di non aver vissuto appieno o di aver perso molte possibilità. Iniziano i momenti dei “se” e delle mille domande che aprono mille vite parallele, tutte forse più felici della propria. Questo processo rappresenta la difficoltà nel lutto della propria giovinezza e delle mille possibilità, necessario per il passaggio dall’età adulta a quella anziana. A tal proposito Erikson descrive la rielaborazione dei processi di sviluppo individuale che, partendo da una matrice psicoanalitica classica, evolvono in direzione dell’analisi delle 8 fasi  che caratterizzano l’intero ciclo di vita. Il passaggio allo stadio successivo avviene ogni volta che l’individuo, nell’interazione con la realtà esterna, riesce a superare una “crisi evolutiva” e attraverso questi stadi di sviluppo realizza l’integrità dell’Io.

Tale passaggio allo stadio dell’anzianità è però sempre più ostacolato dalla frattura intergenerazionale creatasi nella società occidentale, dove  l’avvento della tecnologia e dell’informatica ha sempre più relegato le persone anziane in un mondo più “primitivo” e semplice e i propri figli e nipoti in un mondo freddo e virtuale. Tale incomprensione impedisce all’anziano un passaggio dei propri saperi, della propria storia e delle proprie emozioni alle generazioni successive, impedendogli un passaggio di frammenti del proprio Io, che tramite funzione riflessiva permette una successiva integrazione del Sé, correlata a una propria utilità e immagine sociale: il saggio.

Dall’altro fronte la società odierna cerca di trovare cure e tecniche mediche per combattere la demenza e la perdita di memoria delle persone anziane, nonostante implicitamente (se non inconsciamente) la loro paura è quella di poter dimenticare i loro insegnamenti e perderli inesorabilmente. Parallelamente la medesima società cerca, inesorabilmente, di eliminare e dimenticare ogni individuo incapace di produrre, di stare al passo coi tempi, incapace di nascondere i limiti della vita. Per poter riappropriarsi della propria vita, la persona anziana dovrebbe integrare i propri ricordi con le proprie aspettative presenti, in un percorso di vita che non sia più diviso tra il prima ed il dopo, ma piuttosto valorizzando il proprio sapere come un tesoro ancora prezioso da rendere disponibile alla comunità “sana” in grado di recepirla.

Dott. Dario Maggipinto

Psicologi, Psicoterapeuta

Approfondimenti:

Freud, Lutto e Malinconia. Bollati boringhieri,1915

Erikson, I cicli della vita (The Life Cycle Completed) (1987)

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