Vecchiaia – Abbattiamo il muro del pregiudizio

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Io avanzo verso l’inverno a forza di primavere” scriveva il principe Charles De Ligne. Questo è il segreto di una vecchiaia felice. (Etienne de Blois).

La vecchiaia rappresenta l’ultima parte del ciclo di vita di un individuo, in cui avvengono cambiamenti a livello fisiologico, psicologico e cognitivo. Questi cambiamenti si ripercuotono sui giudizi e sui pregiudizi che la società nutre nei confronti di questa fascia della popolazione. Gli anziani sono costantemente oggetto di pregiudizi e convinzioni che spesso influiscono sul comportamento che viene utilizzato nei loro confronti.

Gli anziani perdono la capacità decisionale ?

Il primo pregiudizio nasce dal preconcetto secondo il quale le alterazioni che avvengono in ambito cognitivo modificano la capacità di decidere. A negare questa ipotesi alcune recenti indagini hanno indagato le correlazioni che esistono fra età avanzata, declino cognitivo e cambiamenti nell’ambito del decidere. Esse hanno stabilito che al contrario, con l’avanzare dell’età, cresce la maturazione emotiva, che è responsabile di un miglioramento nell’ambito del decidere.

Invecchiando si diventa più buoni? Nei confronti degli anziani si ha un’idea positiva riguardo le azioni prosociali. In altri termini, si pensa che essi siano più inclini a compiere azioni a favore della società e, quindi, ad essere più buoni rispetto alle persone più giovani. Questa idea, però, non è supportata da dati scientifici. Infatti, le ricerche svolte ribaltano tale pregiudizio. Per esempio gli anziani sono portati a compatire una singola persona, che conoscono, piuttosto che a provare tale sentimento per un intero gruppo di persone. Inoltre, gli anziani hanno più difficoltà verso le persone più giovani a provare pentimento per qualcosa di negativo che hanno commesso e, quindi, a chiedere scusa quando è necessario.

Anziani inattivi:

Troppo spesso siamo portati a fare ragionamenti semplicistici, considerando la categoria della terza età solo in termini d’assistenza e come un peso della società. Ma in realtà la loro presenza è fondamentale per sopperire alla carenza, o al costo inaccessibile, di strutture come asili nido, servizi doposcuola e di accoglienza dei bambini durante le vacanze estive. Gli anziani spesso sono il fattore cruciale che permette ai figli di crearsi una famiglia e mantenere il lavoro. Il loro status di pensionati in molti casi offre un’importante sicurezza economica alle generazioni più giovani, meno garantite.

Gli anziani vogliono e devono stare soli:

Nella nostra società si ha l’opinione che l’anziano voglia e debba stare solo ma non è affatto così; basti pensare che nella maggior parte dei casi, solitamente gli anziani tendono spesso a riunirsi per occupare le loro giornate e tenersi impegnati . Molto spesso infatti lo stare in compagnia e confrontarsi con altre realtà aiuta l’anziano a sentirsi più realizzato e appagato.

Gli anziani non hanno una vita sessuale:

In realtà la dimensione sessuale esiste sempre, lungo tutto il ciclo di vita dell’essere umano, nonostante i tanti pregiudizi e tabù sull’argomento. Sicuramente la percezione della sessualità cambia a seconda dell’età, ma il cambiamento non presuppone la scomparsa. Ecco, dunque, che dopo i 65 anni, seppure la frequenza dell’attività sessuale tenda a declinare, questa sfera è ben presente nella vita dell’anziano. Possono svilupparsi problemi di autostima e insicurezza in correlazione a tali pregiudizi. Da qui nasce l’importanza e il dovere da parte della società di rispettare la sessualità e la sfera intima dell’anziano.

I pregiudizi esposti sono solo alcuni di quelli che possiamo trovare all’interno della nostra società. Gli stereotipi sono rigidi e profondamente radicati nella cultura e per eliminarli non sono sufficienti gli innumerevoli esempi di anziani che mostrano condotte contrarie a sfatare questi pregiudizi. La studiosa Mary Marshall identifica nel pregiudizio contro gli anziani, un atteggiamento diffuso della società che bisogna prendere in seria considerazione, poiché costituisce un pericolo tanto per gli anziani, i quali tendono ad adattarvisi, quanto per gli operatori sociali, che rischiano di sottostimare il valore del loro lavoro, riducendo così le capacità di intervento.

Combattere il pregiudizio: l’ipotesi del contatto . Quasi 60 anni fa Gordon Allport (1954) formulò la celebre ipotesi del contatto. Secondo tale autore, il pregiudizio e la discriminazione nascono dalla mancanza di conoscenza tra membri di gruppi diversi. Quindi, se alle persone è data l’opportunità di incontrare individui appartenenti a gruppi diversi, esse potranno scoprire l’infondatezza di molti pregiudizi e stereotipi. Di conseguenza, miglioreranno i loro atteggiamenti e comportamenti nei confronti degli stessi. È importante notare tuttavia che non sempre il contatto porta a relazioni intergruppali più positive. Secondo Allport per ottenere effetti positivi sulle relazioni intergruppali è importante che il contatto avvenga tra persone con status uguale nel contesto considerato e che la relazione sia cooperativa, volta al raggiungimento di scopi comuni e caratterizzata da sostegno istituzionale (cioè, che avvenga in un clima sostenuto da norme sociali favorevoli al contatto tra i gruppi). L’ipotesi del contatto è una possibile soluzione ai pregiudizi sugli anziani. Incontrando l’altro e conoscendolo si posso sfatare i pregiudizi che molto spesso influenzano il normale processo di invecchiamento dell’anziano.

a cura di Donatella A. Di Giancaterino

 

Approfondimenti

Bjalkebring, P., Vastfjall, D., Dickert, S. e Slovic, P. (2016). Response to: Commentary: Greater Emotional Gain from Giving in Older Adults: Age-Related Positivity Bias in Charitable Giving. Il lavoro sociale con l’anziano Di Mary Marshall

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