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Animali domestici e demenza- Un aiuto alla solitudine

2021-04-08 10:40

Dott.ssa Sofia Prosia

Psicologia,

Animali domestici e demenza- Un aiuto alla solitudine

Articolo a cura della dott.ssa Sofia Prosia laureata in Psicologia Cognitiva

Come è noto la relazione con un animale migliora nettamente la qualità di vita, ciò avviene anche nei malati di demenza, sembrerebbe infatti che tale terapia sia molto efficace nella riduzione del senso di solitudine tipico della popolazione più anziana.

Per quanto riguarda l’Alzheimer nello specifico, è stato riscontrato un effetto positivo sia a livello comportamentale che cognitivo. Il rapporto di tipo affettivo ed emozionale che si instaura tra uomo e animale favorisce l’abbassamento della pressione sanguigna e rallentamento della frequenza cardiaca. La sintonia tra anziano e animale si può stimolare anche attraverso semplici gesti quotidiani, come invitarlo ad accarezzare e spazzolare l’animale, porgergli il cibo e se possibile camminare con lui al guinzaglio. A questo proposito portare il cane a passeggiare può invogliare anche l’anziano a muoversi, condividendo momenti all’aria aperta e ottenendo benefici come riduzione della glicemia e colesterolo, evitare picchi di pressione alta e miglior funzionamento dell’apparato cardio-circolatorio.

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Ma qualora il movimento risulti ormai difficoltoso, la presenza dell’animale può dare all’anziano con demenza miglioramenti anche e soprattutto dal punto di vista psicologico. Sono stati condotti infatti diversi studi in questo campo che sembrano concordare sull’effetto positivo degli animali, in particolare dei cani nella vita della persone con demenza. Una delle più interessanti è stata condotta dallo psicologo C.M. Brickel nel 1984. Brickel divise i soggetti in tre gruppi: alcuni avrebbero seguito una terapia tradizionale, mentre altri avrebbero avuto l’ausilio di un cane addestrato. Un terzo gruppo di controllo non avrebbe partecipato a nessuna attività di tipo terapeutico.Attraverso questo studio lo psicologo ha dimostrato che i pazienti accompagnati da un cane registrano i miglioramenti più significativi in particolare sulla scala della depressione. Essi infatti hanno registrato un notevole miglioramento nel comportamento e sono aumentate le loro interazioni con il personale e con gli altri pazienti del programma.

Instaurare un rapporto con un animale è inoltre molto semplice per il malato. Questo perché il rapporto con gli animali è basato su gesti ed azioni che non hanno nulla a che fare con il linguaggio o la memoria, spesso compromessi dalla malattia. Per l’anziano affetto dal morbo di Alzheimer si viene a creare la possibilità di interagire con un essere vivente e di essere ricambiato immediatamente con manifestazioni di puro affetto. La pettherapy riduce l’angoscia e l’aggressività dei casi patologici e permette una collaborazione più serena dei pazienti con gli operatori sanitari.Un ulteriore beneficio della pettherapy per gli anziani malati di Alzheimer deriva dalla capacità di riaprire il flusso dei ricordi rievocando esperienze pregresse. 

Per quanto riguarda la scelta dell’animale, i cuccioli sono spesso attivi ed irrequieti pertanto è consigliato prendere cani o gatti che siano anche loro anziani. Solitamente è l’anziano stesso a scegliere un animale domestico un po’ avanti con l’età e, a volte, anche con gravi handicap fisici. Questa singolare scelta consente sia al padrone che all’animale stesso di godere di ritmi della vita del tutto simili. 

In conclusione quindi si può affermare che gli animali si confermano un bene prezioso per ogni persona soprattutto se affetta da patologia, cosa aspetti quindi a adottarne uno!

 

Per Approfondimenti: Bigatello Giovanni, “Il vecchio e il cane: la relazione uomo-animale e il suo utilizzo terapeutico nell’anziano”, 2008

 

Articolo a cura della Dott.ssa Sofia Prosia laureata in Psicologia Cognitiva

 

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